Roma città delle tasse. Se già negli anni scorsi, la Capitale primeggiava a livello nazionale per il caro vita e i livelli di tassazione imposti ai suoi cittadini, adesso sembra andare ancora peggio. Non solo non ha perso infatti il proprio triste primato ma ha addirittura incrementato costi e spese a carico del contribuente anche in virtù delle maggiori funzioni fiscali attribuite agli enti locali dove si registra una netta prevalenza di entrate proprie rispetto ai trasferimenti dallo Stato centrale. Ciò, tradotto in termini pratici, significa che tra IRPEF comunale e regionale, Tari, IMU, tassa automobilistica e multe, un cittadino romano con uno stipendio medio lordo di 40 mila euro annui paga ogni anno oltre 2.300 euro di tasse (1.500 euro solo di Irpef regionale e comunale). A fronte di servizi che invece rimangono invariati. Questo quanto emerge nel dossier ‘La fiscalità territoriale nel Lazio’ realizzato dalla Uil Lazio e dall’Eures.
Pur avendo un ruolo di primissimo piano, Roma non è l’unica ovviamente a essere coinvolta in questo incremento svuota-tasche ma, con le dovute differenziazioni, a risentirne è l’intera regione, dove la fiscalità locale ha assunto un ruolo sempre più rilevante nei bilanci degli enti territoriali. Basti pensare che tra il 2004 e il 2024, le entrate complessive del Lazio a livello locale sono passate da 16,1 a 28,1 miliardi di euro. A fronte di trasferimenti statali dall’andamento altalenante (in calo nel 2014 e risaliti nel 2024, ma sostanzialmente stabili nel lungo periodo), la crescita è stata trainata dalle entrate proprie, passate da 13,2 a 24,5 miliardi di euro (+85,1%). Nello specifico, le entrate proprie dei Comuni sono salite da 4 a 7,2 miliardi di euro. Le entrate della Regione sono quasi raddoppiate, passando da 8,8 a 16,8 miliardi di euro. Tanto che oggi l’87% delle entrate correnti deriva da risorse proprie, mentre i trasferimenti statali coprono appena il 13%.
Una crescita che si è tradotta a livello di enti locali in un percorso di progressivo aumento di competenze e responsabilità, federalismo, autonomia che negli ultimi anni ha visto anche un incremento delle funzioni digitali. “Il decentramento può sicuramente aiutare – commenta il segretario generale della Uil Lazio, Maurizio Lago – ma decentramento per noi significa maggiore vicinanza alle persone, maggiore conoscenza dei problemi del territorio e in teoria maggiore possibilità di agire e interagire con quel territorio. Non certo maggiore vessazione”. In termini pro capite, infatti, la sommatoria di questi tributi equivale a 2.073 euro ad abitante: ben 570 euro al di sopra della media nazionale e 308 euro in più rispetto al 2019.
IRPEF e IRAP rappresentano circa il 90% del gettito derivante dai tributi regionali. Il prelievo sul reddito risulta tra i più elevati d’Italia. Basti pensare che redditi da 40.000 euro lordi versano solo di addizionale regionale e comunale ben 1.452 euro a Roma. E inoltre per l’IRPEF regionale non c’è progressività sopra i 38.000 euro. “Una situazione assurda – prosegue Lago – perché non si può pensare di paragonare un lavoratore con 40 mila euro annui di stipendio a quello che ne guadagna 100 – 200 mila e più. Così diventa discriminazione del più debole”. Tra il 2019 e il 2024 l’importo medio delle addizionali IRPEF nel Lazio è aumentato del 21,8% (da 879 a 1.070 euro), superando sia la crescita del reddito imponibile medio (+17,5%) sia l’aumento medio nazionale (+18,8%). Anche nel panorama nazionale delle addizionali comunali IRPEF, Roma detiene il record con l’aliquota massima dello 0,90% (con esenzione fino a 14.000 euro), posizionandosi al terzo posto in Italia per prelievo pro capite.
Nel 2025 i tributi regionali hanno garantito al Lazio 6,9 miliardi di euro: IRAP: 3,76 miliardi (54,6% del totale regionale), con aliquote differenti a seconda del comparto produttivo. Addizionale regionale IRPEF: 2,38 miliardi (34,5%). Bollo Auto: 598 milioni (8,7%), tassa calcolata su potenza ed emissioni anziché sul reddito del proprietario. A livello comunale, IMU e TARI valgono insieme oltre 3,2 miliardi di euro (rispettivamente 1,87 miliardi e 1,33 miliardi): IMU: Roma registra un prelievo di 437 euro per abitante (2ª in Italia tra i capoluoghi), seguita da valori elevati anche a Viterbo. E anche per la TARI, Roma si posiziona ai primi posti in Italia (5°) con 282 euro pro capite. A completare la pressione sui cittadini intervengono le sanzioni stradali (227,3 milioni di euro nel Lazio nel 2025, di cui quasi 195 milioni nella sola Città Metropolitana di Roma, per una media di 39,4 euro ad abitante) e i tributi provinciali/metropolitani come IPT e RC Auto (451,9 milioni complessivi, di cui 351 milioni a carico dell’Area Metropolitana di Roma).
“Di fronte a un quadro fiscale che pesa in modo sproporzionato su famiglie e lavoratori – propone Lago- la strada obbligata diventa il contrasto netto e totale all’evasione fiscale e l’efficientamento della riscossione”. Con una riscossione piena di IMU e TARI, infatti il gettito potenziale passerebbe da 3,2 a 4,63 miliardi di euro, garantendo un recupero teorico di 1,42 miliardi. “Risorse che – conclude il segretario Uil – permetterebbero di ridurre in modo significativo le addizionali IRPEF regionali e comunali senza scalfire i servizi primari che, al contrario, necessitano di un forte potenziamento ed implementazione”