“Un bilancio complessivamente in buona salute, ma che continua a drenare liquidità dalle tasche dei cittadini, senza restituire alcunché in termini di riduzione della pressione fiscale locale”. È quanto emerge dall’analisi della Uil del Lazio sulla proposta di deliberazione dell’Assestamento di Bilancio 2026-2028 di Roma Capitale.
“Roma Capitale chiude il rendiconto con un avanzo applicabile residuo di oltre un miliardo e 325 milioni di euro. Un bilancio in assoluta sicurezza e in forte espansione, trainato anche dalle maggiori entrate extratributarie e dal recupero fiscale – dichiara il Segretario generale della Uil Lazio, Maurizio Lago – Per questo riteniamo incomprensibile il mantenimento dell’addizionale comunale Irpef all’aliquota attuale. Con questi numeri, non ridurre le tasse sui redditi fissi e non alzare la no-tax area per i pensionati al minimo e i lavoratori poveri è una precisa scelta politica. Sul complesso delle decisioni, inoltre, è mancato qualsivoglia confronto in corso d’opera con le organizzazioni sindacali, e speriamo che l’incontro convocato in data odierna da Roma Capitale non sia formale e tardivo”.
A rendere ancora più scettico il sindacato di via Cavour si aggiunge l’aumento della Tari, che subisce un incremento del 5%, che colpisce linearmente tutte le fasce sociali di Roma, dai quartieri popolari alle aree più abbienti, senza alcuna logica di progressività o equità legata al reddito reale delle famiglie. “Siamo di fronte alla solita scelta di continuare a mungere chi già paga, scaricando sui contribuenti onesti e sui redditi fissi il peso delle inefficienze storiche della raccolta, anziché continuare a scovare chi evade sistematicamente l’imposta – prosegue Lago – Aumentare le tariffe del 5% a fronte di un servizio cittadino che resta palesemente carente, e farlo mentre il Comune vanta un avanzo applicabile di tutto rispetto – conclude il segretario- è un insulto al potere d’acquisto delle famiglie romane falciate dal carovita. Auspichiamo si tratti di scelte rivedibili, altrimenti riterremo doveroso inserire questa vicenda nel quadro della lotta pubblica portata avanti dalla UIL Nazionale verso gli insostenibili prelievi fiscali locali”.