Cassa integrazione, crisi nera nella Capitale. Peggio solo Latina

E’ Roma la provincia del Lazio con il più alto numero di ore di cassa integrazione a dicembre 2018. Rispetto al mese precedente, infatti, nella Capitale la cig complessiva aumenta di ben il 94,9%. A pesare è soprattutto la cassa straordinaria che ha un’impennata del 122,4%. Situazione analoga nel viterbese dove l’incremento totale è pari al 37%, ma il valore della cig straordinaria raggiunge numeri esponenziali.

Questi alcuni dati elaborati dalla Uil del Lazio sulla base del report realizzato dall’ufficio politiche territoriali della Uil. “Un aumento quello della cassa straordinaria che indica il perdurare di forti situazioni di crisi – commenta il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica – cui si aggiunge un corposo incremento delle domande di Naspi che nel periodo gennaio-novembre 2018 hanno raggiunto circa 1,9 milioni su scala nazionale. Naspi che significa licenziamenti post cassa integrazione o, in alcune situazioni, scadenza dei contratti a termine non rinnovati. In ogni caso, più persone a casa e purtroppo meno lavoro”.

A livello regionale, il Lazio segna a dicembre scorso un più 9,9% di cig complessiva rispetto al mese precedente. Anche in questo caso a salire è soprattutto la cassa straordinaria (+105%), mentre scende dell’11,9% quella in deroga. “Diminuzione quest’ultima che riguarda tutto il Paese – spiega Civica – da quando questa è stata sostituita dal Fondo Integrazione Salariale (Fis) che, al contrario, ha avuto nel 2018 una richiesta di circa 43 milioni di ore sull’intero territorio nazionale”. Se si considera invece l’intero anno 2018, è Latina la città italiana con la maggiore impennata di cig (+160,9%) rispetto al 2017, con valori che vanno dal più 132% di cassa ordinaria al più 315% di straordinaria.

E’ l’industria il settore che ha avanzato maggiori richieste di cassa integrazione, seguito dall’edilizia dove però è molto alto anche il numero di Naspi, a conferma del peggioramento dello stato di crisi. “E non si intravede purtroppo alcuno spiraglio – conclude Civica – il Paese è in recessione tecnica, diminuiscono gli investimenti, non si sbloccano le opere gia’ finanziate e, di conseguenza, il lavoro diminuisce. Così non va assolutamente. Anche per questo scenderemo in piazza il 9 febbraio, insieme a Cgil e Cisl, per dire no a questa manovra che ferma Paese piuttosto che elaborare soluzioni alternative alla crisi”.

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