Memoria, commemorare per non voltarsi dall’altra parte

“Saremo in molti oggi a ricordare la tragedia dell’olocausto, simbolo atroce di quanto può fare la barbarie umana e a ripetere che bisogna non dimenticare ciò che è stato affinché non accada mai più. Ma in questi mesi sembra che la storia non sia riuscita ad insegnarci granché”. Così il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica.

“Le ricorrenze, le giuste commemorazioni perdono il loro effettivo valore se si fermano alla celebrazione di una data – prosegue Civica – Memoria significa tramandare, trasmettere alle nuove generazioni ciò che è stato e, insieme, fornire loro strumenti ed esempi perché Auschwitz simboleggi davvero il male assoluto, quello da evitare ad ogni costo. Auschwitz, oltre lo sterminio, ha significato la privazione totale della libertà, della dignità, della stessa condizione umana. Ma come sono nati i lager, come è potuto accadere, chiedeva anni fa Enzo Biagi in un’intervista a Primo Levi. “Facendo finta di nulla”, fu la secca risposta dello scrittore torinese. È l’indifferenza il primo seme dell’odio. È la sensazione che ciò che non ci coinvolge direttamente non ci appartenga, la matrice principale della violenza, della distruzione, della follia umana. Commemorare oggi i milioni di ebrei, omosessuali, zingari uccisi dal nazismo significa anche fare in modo che diversità e commistione equivalgano a ricchezza reciproca, non a nemici da combattere. Significa non voltarsi dall’altra parte dinanzi a un’ingiustizia, non giocare a risiko sui corpi dei più deboli. Il senso di umanità non ha, o almeno non dovrebbe avere, colori e bandiere. Ci appartiene in quanto esseri umani appunto. E il gesto fatto ieri dagli abitanti di Castelnuovo di Porto che hanno deciso di accogliere nelle proprie abitazioni alcuni migranti del Cara appena sgomberato, ci fa pensare che forse un reale problema di sicurezza non c’era e che c’è invece ancora qualche spiraglio su cui innescare politiche e relazioni completamente diverse”.

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