digitalizzazioneDigitalizzazione sempre più indispensabile. L’avanzare tecnologico e in quest’ultimo anno la pandemia ci hanno portato a non riuscire più a fare a meno del supporto digitale. Smart working, didattica a distanza, video conferenze sono divenuti all’ordine del giorno, ma c’è un però. In quest’inarrestabile avanzata la nostra regione non sembra messa così tanto bene. Soprattutto a livello di amministrazioni locali che evidenziavano un forte ritardo nel livello di digitalizzazione già prima del covid. Difficoltà che impattano direttamente sulla crescita economica del Lazio e di conseguenza sull’efficienza dell’intero sistema, sull’operatività delle imprese, sulla qualità di vita dei cittadini. Questo quanto emerge in un dossier realizzato dalla UIL Lazio e dall’istituto di ricerca Eures sulla digitalizzazione nella nostra regione nel periodo 2015-2019 (ultimi dati disponibili).

Dal dossier si nota che il Lazio fa da spartiacque tra nord e sud del Paese, collocandosi al decimo posto in Italia, per grado di maturità tecnologica  con un indice pari a 44,1 (40,3 la media nazionale) e scarti significativi rispetto ai territori più virtuosi come la provincia di Trento, l’Emilia Romagna e la Lombardia (rispettivamente 50,2 punti, 49,4 e 47,2). Va ancora peggio se rapportato alle regioni europee dove si colloca soltanto al 210° posto tra le 268 regioni considerate.

Tale svantaggio tecnologico coinvolge trasversalmente cittadini, imprese, Pubblica Amministrazione, seppure con differente intensità. I dati Istat indicano infatti come nel Lazio 4 famiglie su 5 (80,5%) dispongano di un collegamento alla rete internet (76,1% in media in Italia), che la collocano al terzo posto nella graduatoria nazionale alle spalle del Trentino (81,1%) e del Veneto (80,6%). Allo stesso tempo si contano ancora oggi nel Lazio mezzo milione di famiglie prive di un accesso domestico alla rete (6 milioni in Italia): si tratta perlopiù di nuclei monocomponenti costituiti da anziani, mentre è tra i giovani che la rete Internet risulta massimamente utilizzata, con oltre il 90% degli internauti nella fascia 15-24 anni. L’utilizzo di internet è finalizzato soprattutto allo scambio via whatsapp o messenger, (90% degli internauti), mentre ancora poco diffuso risulta l’utilizzo di Internet per interfacciarsi con la P.A. (32,3%).

In forte ritardo anche il mondo delle imprese private: la nostra regione si colloca infatti al diciassettesimo posto per percentuale di imprese che dispongono di un collegamento internet (94,6% a fronte del 97,5% in media in Italia), risultando invece dodicesima per numero di imprese che dispongono di un sito web (65,9% a fronte del 73,1% in media in Italia). Nonostante ciò, il Lazio è la regione con la più alta percentuale di addetti che utilizzano computer connessi a internet nello svolgimento delle proprie mansioni (63,4%).

“Il non aver investito per anni nella modernizzazione del Paese in particolari settori come il digitale – commenta il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica – ha dimostrato tutti i suoi disastrosi effetti proprio con la pandemia. Dalla didattica a distanza alla possibilità di risolvere a distanza i problemi dei lavoratori e delle imprese. Non mancano le competenze, neanche nella pubblica amministrazione, ma mancano gli investimenti che noi rivendichiamo con forza a partire dai fondi del recovery plan”.

I risultati più negativi sono quelli relativi soprattutto alle Amministrazioni Locali, che hanno una ridotta dotazione infrastrutturale e un’organizzazione spesso obsoleta che collocano il Lazio al 18° posto nella graduatoria nazionale, con un indice di dotazione tecnologica pari a 37,8 (46,8 il valore nazionale) e oltre trenta punti di scarto rispetto a quello della più virtuosa Toscana (69,7). Le maggiori criticità si osservano in relazione alla disponibilità di lettori di smart card, presenti soltanto nel 50,4% dei comuni del Lazio, a fronte del 77,4% in Italia e del 98,5% in Toscana. Ma il problema più significativo è rappresentato dalla ridotta velocità di connessione a internet: solo l’11,2% dei Comuni può infatti vantare una velocità massima pari ad almeno 100 Mbit/s (16,9% la media italiana), a fronte del 68,4% in Emilia Romagna, che rappresenta la regione più virtuosa al riguardo. Sul fronte opposto il 61,5% dei comuni del Lazio dispone ancora di una velocità massima di connessione inferiore ai 30 Mbit/s (58,8% in Italia). Ciò significa che se un Comune ha un flusso di dati in uscita pari a 500 Gigabyte al mese, una connessione inferiore ai 10 Mbit/s implica l’utilizzo di un PC (e presumibilmente di una risorsa umana) per un tempo pari ad almeno 125 ore al mese (oltre 3 settimane lavorative), contro le 12,5 ore necessarie con una velocità di connessione di almeno 100 Mbit/s con evidenti risparmi energetici, di tempo e di costi del personale nonché da forte recupero di efficienza.

Tale ritardo infrastrutturale trova riscontro anche nelle relazioni tra la P.A. e i cittadini/utenti dei servizi: secondo gli ultimi dati Istat, infatti, nel Lazio soltanto il 39,3% dei comuni consente agli utenti di poter gestire interamente da remoto l’iter – dall’avvio alla conclusione – di almeno uno tra i 24 servizi più frequentemente erogati (48,3% su scala nazionale e 70,8% nel Veneto, la regione più virtuosa). La scarsa informatizzazione dei servizi al pubblico si accompagna ad una ridotta digitalizzazione delle procedure interne: nel Lazio, infatti, ben il 55,2% delle amministrazioni comunali protocolla ancora oltre la metà della documentazione prodotta utilizzando procedure di tipo “analogico” (copie, faldoni, ecc.), a fronte 45,2% in media in Italia.

“Una situazione quasi surreale – conclude Civica – In un mondo sempre più “collegato” e digitale oltre la metà dei nostri Comuni utilizza ancora il cartaceo con enorme spreco di energie e conseguente rallentamento dei servizi. Abbiamo carte d’identità elettroniche, passaporti elettronici, tessere di ogni tipo ma dobbiamo ancora richiedere i certificati cartacei. Nell’era del digitale questo approccio è impensabile. E non serve soltanto formare il personale, cosa comunque indispensabile, serve lavorare sulle infrastrutture, potenziare i collegamenti, rendere accessibile a tutti il wi-fi non soltanto nelle cosiddette zone turistiche. Ci sono interi paesi della regione isolati non solo geograficamente ma anche virtualmente. Ci sono uffici dove per ritirare semplicemente un atto è necessario ritornare dopo qualche giorno perché, appunto, non esiste una catalogazione digitale dei documenti o la velocità di connessione è talmente bassa da non permettere di usufruirne in tempi rapidi. Occorre intervenire subito per velocizzare questo processo e non limitarlo alle emergenze. Il digitale, anche quando la pandemia sarà finita, rappresenta ormai il nostro quotidiano non solo nella possibilità di accesso ai servizi ma anche nel lavoro di ognuno di noi”.