Seicentomila persone in condizioni di povertà nel Lazio

Sono 600 mila le persone che vivono in condizioni di povertà nel Lazio. Di queste ben 444 mila solo nella Capitale, dove dal 2014 a oggi si è registrato un incremento del 31,3% (+30,9% nel Lazio), superando così l’aumento nazionale che nello stesso quinquennio è pari al 15,6%.

Questi alcuni dati elaborati dalla Uil del Lazio in collaborazione con l’Eures, relativamente alle condizioni economiche delle famiglie nella nostra regione.

Non si tratta soltanto di persone senza lavoro o che l’hanno perso negli ultimi anni, ma anche di lavoratori dipendenti le cui retribuzioni lorde sono spesso inferiori alla soglia di povertà relativa, pari a 634 euro (per una famiglia monocomponente) e alimentano così il fenomeno emergente del cosiddetto working poor. I dati Inps infatti mostrano come nel territorio metropolitano di Roma oltre 250 mila lavoratori dipendenti del settore privato possano considerarsi “poveri”.

Ed è a Roma che si concentra il 75% dei “poveri” del Lazio. Ciò significa che 146 mila famiglie romane sostengono dei consumi inferiori alla cosiddetta soglia di povertà, che rappresenta il valore monetario del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia.

Nel frattempo, si preannunciano anche nuove stangate dei prezzi nella vita quotidiana. In modo particolare aumenteranno le bollette della luce, i pacchetti di telefonia mobile che dovrebbero salire del 28% e le assicurazioni auto (+14%). Incrementi che si vanno ad aggiungere a quelli registrati quest’estate nella Capitale dove, in controtendenza con il resto del Paese, sono cresciuti i costi delle utenze domestiche, dei trasporti, della spesa alimentare, dell’abbigliamento.

“Dati che impongono soluzioni immediate”, commenta il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica, il quale rivolge un appello al nuovo Governo affinché “metta in agenda tra le priorità la lotta alla povertà e al lavoro povero, la diminuzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati, il rinnovo dei contratti pubblici, le crisi industriali che purtroppo stanno devastando il Paese e la nostra regione. Basti pensare alle tante aziende chiuse o delocalizzate – prosegue Civica – alla situazione del Mezzogiorno dove le situazioni di indigenza sono ancora più diffuse e alle migliaia di lavoratori e lavoratrici licenziati o in cassa integrazione”.

I dati elaborati dalla Uil relativamente alla cassa integrazione nei primi sette mesi del 2019, infatti, evidenziano nel Lazio un aumento del 21,6% delle ore totali rispetto allo stesso periodo del 2018. Ciò significa che ci sono circa 2.600 cassaintegrati in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente, quando erano 11.870. Frosinone (+65%), Viterbo (+38%) e Roma (+23%) le province più colpite con un’impennata soprattutto nell’industria e nell’artigianato. Settori in cui in un anno i lavoratori in cassa integrazione sono cresciuti rispettivamente del 43 e del 193 per cento.

“Se consideriamo che ad aumentare è soprattutto la cassa straordinaria – spiega Civica – significa che le crisi sono radicate e se non si agisce subito, il passo successivo sarà il licenziamento. Situazioni che vanno modificate prima che sia troppo tardi. Il punto 4 del programma finora diffuso dal nuovo Governo potrebbe rappresentare un primo inizio, ma occorre concretizzare le parole e avviare un confronto attivo con le parti sociali sin da subito”.

 

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