Cresce la disabilità tra anziani e giovani. Pensioni basse e pochi servizi

Sono oltre 330 mila le persone in condizione di disabilità nella nostra regione, 40 mila in più rispetto al 2014 e oltre 100 mila unità in più negli ultimi venti anni. Un incremento legato soprattutto all’invecchiamento della popolazione che nel Lazio, in particolare modo nell’ultimo quinquennio, ha visto un forte peggioramento del rapporto nascita/mortalità arrivando a registrare 7,6 nuovi nati e 10,2 decessi ogni mille residenti. Squilibrio che ha prodotto un aumento del 5% degli anziani con più di 64 anni che oggi sono oltre 1,2 milioni. Tale dinamica spiega in larga misura l’incremento delle patologie legate alla cosiddetta terza età, caratterizzata spesso da difficoltà di movimento o nelle funzioni e dalla necessità quindi di un sostegno (accompagnatore) nella vita quotidiana. Ma l’invecchiamento della popolazione non è il solo responsabile dell’incremento delle patologie invalidanti, soprattutto di quelle parziali. Basti pensare, infatti, che negli ultimissimi anni si è registrato una forte crescita dei disturbi psichici tra i giovanissimi, soprattutto di sesso maschile, probabilmente anche a causa di un riconoscimento ufficiale dei disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e del comportamento, quale l’iperattività, che rappresentano oggi una delle motivazioni più frequenti per l’ottenimento dell’insegnante di sostegno in ambito scolastico (160 mila ragazzi in Italia). Ma concause di tali “disturbi” possono essere individuate anche nell’utilizzo incontrollato dei videogiochi o in una società sempre più esigente sia in relazione alle attese – esplicite o latenti – dei genitori, sia in termini di modelli estetici, di consumo e di status all’interno dei gruppi dei pari.

Questi alcuni dati realizzati ed elaborati dalla Uil del Lazio e dall’Eures, in occasione della giornata internazionale delle disabilità che si celebra oggi. Considerando i dati Inps relative ai titolari di pensioni per invalidità civile (per ciechi, sordomuti, invalidi totali e invalidi parziali) al 1 gennaio 2018, è Roma la provincia del Lazio con il più alto numero di persone disabili, seguita a distanza da Latina, dove nel 2018 si è registrata la crescita più significativa di anziani (pari al più 9%), cui spesso sono legate diverse tipologie di disabilità che limitano l’autosufficienza e richiedono assistenza e servizi integrati. “Richieste che ancora oggi purtroppo sono spesso a carico delle stesse famiglie – commenta il segretario generale della UIL del Lazio, Alberto Civica – famiglie che si sobbarcano l’onere non solo della malattia e del sostegno, non certo semplice soprattutto in alcune situazioni, ma anche quello economico. Basti pensare, nel caso degli anziani, al ricorso sempre maggiore alle badanti o alle difficoltà quotidiane negli spostamenti: autobus non sempre provvisti di pedane, taxi per disabili solo a richiesta anticipata e in numero esiguo in rapporto alla popolazione, ma anche terapie fisiche o psicologiche non interamente sovvenzionate. Situazioni che evidenziano un sistema di welfare ancora troppo precario e una città e una regione non certo a misura di disabile. I vari avvenimenti di cronaca e le segnalazioni che quotidianamente le associazioni impegnate nel campo della disabilità evidenziano ne sono una triste conferma. E le pensioni non riescono certo soddisfare i bisogni di questa fascia di popolazione”.

L’importo medio dell’assegno per gli invalidi civili, considerando sia la pensione di invalidità sia l’indennità di accompagno), è infatti inferiore a 450 euro mensili, con variazioni molto contenute nei diversi territori. Si passa infatti dai 437 euro di Roma (valore più alto) dove si contano circa 242 mila disabili, ai 421 di Frosinone che rappresenta invece il valore inferiore. In totale, durante l’anno in corso, sono state erogate 413,6 mila pensioni, di cui 296 mila (71,6%) solo nella Capitale. Dall’analisi di genere emerge che le prestazioni erogate agli invalidi civili siano più numerose tra le donne che nel 2018 risultano beneficiarie di 196,6 mila assegni pensionistici nel Lazio (1,8 milioni in Italia), pari a circa il 60% del totale delle contribuzioni per invalidità civile. Tale discrepanza è determinata soprattutto dalla maggiore presenza femminile tra le fasce più anziane della popolazione. Tra gli over 85 le donne sono esattamente il doppio degli uomini. Se gli importi delle pensioni di invalidità civile non evidenziano significative differenze di genere, quelli relativi invece all’invalidità lavorativa – che rappresentano comunque meno di un terzo delle pensioni per disabilità in generale – mostrano un gap particolarmente significativo tra uomini e donne: l’assegno medio per i primi sfiora gli 800 euro mensili, mentre per le donne si ferma a un massimo di 550 euro.

“Frutto questo di stipendi che durante la vita lavorativa sono sempre stati e sono ancora oggi più elevati per gli uomini – commenta la segretaria regionale UIL, Laura Latini – e frutto anche di un maggior ricorso al part time da parte delle donne che, in una società priva di un welfare serio, hanno maggiori difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Va considerato inoltre che sono quasi sempre le donne ad occuparsi anche dei famigliari anziani e dei disabili. E che spesso sono proprio per questo costrette a rinunciare alla carriera, con conseguenze drammatiche non solo dal punto di vista economico ma anche psichico e sociale da cui poi deriva quel senso di abbandono e isolamento che va a peggiorare ulteriormente l’intera situazione”.

 

 

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