È appena iniziato il nuovo anno e gia’ dobbiamo scrivere l’ennesimo necrologio per il primo morto sul lavoro di questo 2026. Stavolta si tratta di un quarantenne di Colleferro schiacciato da un trasformatore di 50 quintali per cause ancora da accertare”. Cosi il segretario reggente della Uil Lazio, Emanuele Ronzoni in una nota.

“Siamo stanchi di esprimere indignazione e  condoglianze che, sebbene dovute e sincere, non risolvono una piaga che sembra non avere fine – prosegue la nota – Ci troviamo ancora  una volta dinanzi a un lavoratore che non è rientrato a casa dopo il turno e a una famiglia sconvolta dal dolore e dalla perdita. Superfluo ribadire che non si puo morire così. Che il lavoro deve essere sinonimo di dignità non certo di morte. Ma dove sono i controlli tanto auspicati e richiesti?  E gli accordi sugli appalti? I lavori per il Giubileo ci hanno confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, che laddove i protocolli sulla sicurezza e sul codice degli appalti vengono rispettati, non si muore. La campagna ‘Zero morti sul lavoro’ della Uil non è uno slogan pubblicitario. Ne’ piu una richiesta. È un’esigenza impellente e non procrastinabile”.

“La Uil del Lazio – conclude Ronzoni – si unisce al cordoglio dei familiari e dei colleghi della vittima  con l’augurio di non dover piu snocciolare numeri e scrivere comunicati di questo tenore”.