Guadagnano poco più di 8 mila euro annui e hanno soprattutto contratti precari o atipici. Sono i giovani lavoratori under 25 della nostra regione che, nonostante l’incremento occupazionale registrato dall’Istat, rappresentano ancora oggi, insieme alle donne, la parte più debole del mondo del lavoro. Non va meglio per la fascia 25-34 anni dove la retribuzione annua media si attesta a 18,4 mila euro (10,4 mila quella dei precari e 22,4 mila quella degli stabili). Giovanissimi e giovani, inoltre, risultano esposti a una precarizzazione selvaggia: tra gli under25enni i precari sono il 61,7% del totale, nella fascia 25-34 anni il 33,5%, a fronte di un valore medio pari al 27,5%. Questi alcuni dati elaborati dalla Uil Lazio e dall’Eures in merito a ‘Occupazione, retribuzioni e precarietà nel Lazio’.

Il lavoro precario e atipico continua a interessare anche una larga fetta della popolazione femminile: ben il 30,1% delle lavoratrici della regione (25,5% tra i maschi) è precario e non raggiunge i 9.128 euro annui. Questo dato, unitamente a quello relativo al tempo parziale, che coinvolge il 47,9% delle donne, contro il 24,9% degli uomini, aiuta a spiegare il significativo gender pay gap: nel Lazio le dipendenti del settore privato guadagnano quasi 7mila euro annui in meno dei colleghi maschi: 20.461 contro 27.075 euro. La progressiva precarizzazione del mercato del lavoro non può che equivalere ad una sempre maggiore sostituzione del lavoro stabile con quello precario. Basti pensare che nel 2023 nel Lazio sono stati attivati 930,7 mila contratti, di cui oltre l’81% precari, superando così anche la percentuale già elevata del 2019 (78,1%).

“Una situazione che stiamo denunciando da anni – commenta il segretario generale della Uil Lazio Alberto Civica- ma che sembra peggiorare sempre più. Inutile fornire dati entusiastici sull’incremento dell’occupazione se poi non si va a verificare di che tipo di occupazione si tratta. Avere 10 – 12 contratti l’anno, magari di un giorno o poco più, non equivale certo a maggiore ricchezza. Anzi. E la sfiducia soprattutto dei giovani crediamo derivi soprattutto da questo. Come si può pensare a un futuro con 10 mila euro annui? Appare superfluo anche doverlo ribadire”. Eccessiva flessibilizzazione del mercato e aumento della discontinuità lavorativa non fanno che generare un aumento della povertà lavorativa. Nel 2023 infatti lo stipendio lordo annuo dei dipendenti laziali si attesta a 24 mila euro, precipitando ad appena 9.790 euro tra gli atipici (29,6 mila euro per gli stabili). Inoltre, anche se in termini nominali nell’ultimo decennio la retribuzione ha registrato un aumento del 14,5% tra gli indeterminati e di circa il 12,1% tra i precari, in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, tali variazioni assumono addirittura segno negativo, attestandosi rispettivamente a -5,7% e -7,6%. È significativo il fatto che un dipendente laziale su quattro (26,6%) nel 2023 ha percepito meno di 10 mila euro lordi, mentre il 24,6% ha ottenuto almeno 30 mila. Considerando sempre che la Capitale fa da traino per l’intera regione. Nelle altre province, soprattutto del nord, gli importi medi scendono ulteriormente, per attestarsi al minimo nella provincia di Viterbo (17.740 euro), dove la situazione precipita ulteriormente.