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‘intervento dei Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil del Lazio Natale di Cola, Enrico Coppotelli e Alberto Civica.
Roma è stata individuata per questo Primo Maggio tra le tre città del nostro Paese come luoghi in cui celebrare la Giornata Internazionale delle Lavoratrici e dei Lavoratori. Un fatto che ci riempie d’orgoglio perché dopo tanti anni la manifestazione nazionale unitaria torna anche nella Capitale del Paese. Questa giornata non è solo un momento di celebrazione, ma un’occasione per rimettere al centro della discussione pubblica il valore del lavoro e della persona. Un lavoro che sia sicuro, stabile, dignitoso, contrattato e partecipato. Perché oggi, nel Lazio, le condizioni in cui si lavora raccontano una realtà che non possiamo più accettare. Nei primi due mesi del 2025 si sono registrati 6.231 infortuni sul lavoro, in aumento del 6,3% nel solo mese di febbraio, e ben 11 morti, un dato che si somma ai 107 decessi del 2024. Si continua a morire lavorando, e in modo crescente anche in età avanzata. È un dramma che riguarda tutti.
Preoccupano anche le oltre 15mila denunce di malattie professionali nello stesso periodo, dato peraltro sottostimato: spesso non si denuncia o non si conosce il legame tra patologia e attività lavorativa. E cresce anche il numero degli studenti coinvolti in infortuni durante percorsi formativi di alternanza scuola lavoro. A fronte di una maggiore attività ispettiva nello scorso anno, che ha evidenziato numerose irregolarità, il 2024 segna un paradossale calo degli ispettori, già da tempo insufficienti per garantire controlli capillari. A complicare tutto, il cambiamento climatico: le ondate di calore sono sempre più frequenti e il lavoro in condizioni estreme può causare danni gravi alla salute.
Sul piano occupazionale, la situazione non è meno critica: nel 2024 si sono persi nel Lazio circa 65mila contratti, con una riduzione dell’11% rispetto al 2023 in tutti i settori merceologici. L’85% dei nuovi rapporti è a tempo determinato, part-time o mal retribuito, specialmente per le donne e le nuove generazioni. I centri per l’impiego, sotto organico, non riescono a offrire risposte adeguate. Ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che dietro questi numeri ci sono delle persone. Persone che vivono nell’incertezza, spesso senza tutele e senza prospettive. Serve una svolta, anche da parte del sistema produttivo che deve rimettere al centro le persone e i loro diritti e superare un modello, a volte, tossico di fare impresa.
Per questo, il Giubileo del Lavoro, il protocollo che abbiamo firmato con Roma Capitale, rappresenta una sfida e un’opportunità, come anche il protocollo sulla sicurezza nella realizzazione delle opere giubilari. Vogliamo che il Giubileo diventi un’occasione concreta per creare buona occupazione, tutelata, sicura e retribuita nel modo giusto. In questo Primo Maggio, rinnoviamo il nostro impegno per un lavoro che sia davvero al servizio delle persone. E’ il momento di agire per costruire un futuro più giusto e più sicuro per tutte e tutti.