“Avevo il diritto di mettere al mondo un figlio?”. Questa la domanda posta da una neomamma ricercatrice precaria del Cnr durante il consiglio confederale della Uil, incentrato su precarietà e intelligenza artificiale. Quanto questa potrà aiutare il mondo del lavoro e quanto invece lo depotenziera’, incrementando l’instabilità? Una domanda cui hanno cercato di rispondere, tra gli altri, i segretari generale e organizzativo della Uil Lazio, Alberto Civica e Carmelo Prestileo, il presidente dell’Eures Fabio Piacenti, il coordinatore del comitato tecnico AI Uil, Andrea De Santis. “Non si può prescindere anche nel sindacato dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale, che sono ormai entrate quotidianamente nella nostra vita – sembrano concludere i sindacalisti – ma non si può tenere conto che tali realtà impattano fortemente sul mondo del lavoro. In particolare  sul 60% dei lavoratori. Sistemi finanziari e bancari in primis. Bisognerà quindi adeguare anche il sindacato al nuovo sistema puntando sull’integrazione del lavoro umano con quello digitale. Come? Utilizzando le tecnologie come supporto non certo precarizzando ulteriormente il mondo del lavoro che nel nostro Paese e nel Lazio ha raggiunto valori record”.

Gli stessi ricercatori del Cnr hanno ricordato come da mesi stiano occupando la sede per chiedere la stabilizzazione di 4000 lavoratori alle prese con contratti precari da decenni. E da qui la domanda provocatoria della ricercatrice iniziale. Una domanda in linea con i dati presentati durante il Consiglio. Dati da cui emerge una nuova fuga all’estero di neo laureati e una penuria di giovani tale da collocare l’Italia all’ultimo posto in Europa. E – hanno sottolineato i relatori- la lunga lista dei lavoratori precari sta per arricchirsi di nuove figure. Primi tra tutti, ironia della sorte, proprio coloro che hanno il compito di inserire dati in chat gpt che hanno una responsabilità enorme e al momento percepiscono come retribuzione due dollari l’ora.

“Bisogna integrare l’innovazione tecnologica con l’equità sociale – afferma Civica nelle conclusioni del dibattito – innanzitutto è necessario conoscere l’intelligenza artificiale in modo da mitigare gli effetti negativi e potenziare quelli positivi. La prima questione sarà la regolamentazione del sistema. Dire sin d’ora ciò che non è possibile inserire o contemplare negli algoritmi per evitare che questa trasformazione vada a danneggiare sempre più i deboli e a rafforzare il peso economico e sociale dei pochi ricchi del pianeta. Un’altra questione fondamentale sarà la redistribuzione della ricchezza governando il sistema e non facendoci governare. E in questo anche la politica avrà un ruolo centrale. L’importante è riuscire a dialogarci fattivamente”.