Oltre 18 mila nascite in meno in dieci anni, più di 10 mila emigrati verso l’estero, un incremento di contratti a tempo determinato a scapito di quelli a tempo indeterminato, un 30% di lavoratori part time e il 15% dei giovani tra i 16 e i 29 anni che non lavora e non studia. Questa in sintesi la fotografia scattata dalla Uil Lazio sulla base di alcuni Istat e Inps relativamente all’andamento socio economico nella nostra regione tra il 2023 e il 2024.
Se nel 2013 i nuovi nati erano oltre 52 mila, nel 2023 il numero si ferma a quota 34 mila mentre i decessi aumentano di 10 mila unità. E aumentano i cittadini che abbandonano il Lazio per cercare lavoro e fortuna all’estero. Erano 5 mila nel 2003, piu di 7 mila nel 2013 e oltre 10 mila nel 2023. Un’insoddisfazione crescente solo in parte compensata dai nuovi ingressi di immigrati nella nostra regione che nel 2023 si attestano a 18 mila, abbassando di parecchie migliaia gli ingressi pre covid (21 mila).
“Una situazione che riflette le difficoltà crescenti del post Covid – commenta il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica – da un lato un incremento dei prezzi dei beni essenziali e delle compravendite immobiliari, dall’altro un lavoro prevalentemente precario e con retribuzioni non al passo con l’aumento dell’inflazione. Ed ecco che i giovani ma anche ormai i nostri quarantenni cercano fortuna all’estero, abbandonando il Paese in cui hanno studiato e dove si sono formati. Ricalcando quasi l’emigrazione del primo Novecento seppur con competenze differenti dai nostri progenitori e con non piu gli Stati Uniti come meta”.
È il commercio il settore in cui si concentra il maggior numero di addetti nella nostra regione, seguito dall’intrattenimento, dai servizi di alloggio e ristorazione e dai rappresentanti dello Stato. E se da un lato cresce il numero dei contratti precari,  dall’altro aumenta ovviamente il numero dei  pensionati, che si attesta a circa a 1,6 milioni. Uscite non compensate dalle nuove attivazioni, soprattutto a livello contrattuale. Non è un caso infatti che nel 2024 siano notevolmente aumentate le domande di Naspi, passate da 166 mila nel 2022 a 178 mila nel 2023 a circa 189 mila lo scorso anno.
“Un’ulteriore triste conferma del clima di totale incertezza economica in cui stiamo vivendo per via anche delle guerre e dei dazi che aumentano il senso di instabilità – continua Civica – e a cui è urgente porre rimedio, con interventi mirati e investimenti ad hoc che possano almeno parzialmente compensare le drammatiche dinamiche nazionali e internazionali in cui ci troviamo che influenzano non poco la quotidianità di tutti noi”.