“La Commissione europea Occupazione, Affari Sociali e Inclusione ha recentemente presentato un pacchetto sull’occupazione delle persone con disabilità, che fa parte della Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021/2030 al fine di migliorarne l’inserimento nel mercato del lavoro e garantire che godano di inclusione sociale e autonomia economica attraverso l’occupazione. E chiaro che il nostro lavoro ci porta quotidianamente a metterci alla prova e misurarci con noi stessi per provare a migliorare sempre più, con gli strumenti che la contrattazione sociale ci offre, il grado di soddisfacimento dei bisogni delle persone ed il tema sollecita molti spunti di riflessione. La situazione occupazionale delle persone disabili nel Lazio è fortemente preoccupante. I dati in nostro possesso, desunti da rilevazione Istat, stimano in oltre 300.000 le persone disabili con un aumento di più di centomila nell’ultimo ventennio, di cui circa il 60% donne e tra essi, con limitazioni nelle funzioni motorie, sensoriali o disturbi intellettivi, sono ritenute abili al lavoro solo il 35,8%. Abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale per la piena valorizzazione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro perché possano costruire progetti concreti per una vita indipendente, ma quando si parla valore aggiunto della persona disabile nel mondo del lavoro bisogna tenere sempre ben presente quella che è la direttrice fondamentale: assicurare pieno benessere e tutela per le persone all’interno dei luoghi di lavoro su due fronti, sia con la piena applicazione della normativa in tema di salute e quanto anche di quella derivante dalla legislazione europea contro le discriminazioni”. Con queste parola Laura Latini, Segretaria regionale della Uil del Lazio, è intervenuta al convegno e alla tavola rotonda “Il lavoro (per le persone disabili) nobilita (le aziende) , organizzato da Confcooperative Roma proprio nella Giornata internazionale delle persone con disabilità
Risulta evidente che l’applicazione della normativa in un campo che presenta un organico “diverso” rispetto al tradizionale può risultare complicato ed oneroso. Ciò significa mettere a punto e garantire una serie di accorgimenti e tutele particolarmente delicate con l’introduzione di adeguate misure di prevenzione per quei soggetti fragili che risultano esposti a pericoli specifici e quindi a rischio, ed anche attraverso una organizzazione del lavoro che consenta di adeguare gli spazi, i luoghi e gli strumenti di lavoro, i ritmi di lavoro, ripartizione dei compiti in funzione delle varie tipologie di handicap, eliminando pericoli per la loro sicurezza e la loro salute. Non ultima la formazione ed informazione adeguata e comprensibile E’ chiaro che anche la valutazione del rischio deve ampliarsi ed adeguarsi in funzione del tipo di disabilità e deve essere coordinata con azioni antidiscriminatorie. Innanzitutto ai fini di una adeguata azione preventiva nellambito della valutazione dei rischi vanno focalizzate con attenzione le differenze di genere, perché soprattutto tra i disabili lo stesso tipo di lavoro non si adatta a chiunque. Cosi anche l’incidenza dell’aspetto psicologico dei vari compiti da espletare nei soggetti affetti da disabilità psichica o intellettiva è importante che sia attenzionato. Non nascondo il difficile compito anche nel considerare i rischi psico-sociali quali lo stress, le violenze morali e fisiche ai quali possono essere sottoposti i soggetti disabili. Tant’e’ che la prevenzione della violenza sul lavoro come principio generale va integrata nelle politiche di tutte le aziende, contrastando ogni forma di diseguaglianza, di discriminazione e/o impedimento e di sfruttamento sui luoghi di lavoro MA, in particolar modo, nei contesti in cui operano soggetti disabili.
Perché le violenza e le discriminazioni nei luoghi di lavoro moltiplicano gli effetti nefasti quando il soggetto passivo è un disabile, soprattutto donne affette da limitazione cognitiva/intellettiva e di quelle con disabilità psichiatrica. Verso questi ultimi soggetti la discriminazione e’ multipla, poiché la subiscono in primis come donne e poi come donne disabili, andando ad aumentare esponenzialmente il riflesso del danno emotivo e psichico con conseguenti alterazioni psicopatologiche importanti considerato che nel 30% dei casi vi è la consapevolezza dell’ingiustizia subita. A tutela di questo aspetto abbiamo richiesto in sede regionale linee guida, condivise, relative al tema urgente della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici con disabilità intellettiva, che rispetto a quella fisica è caratterizzata da cliché ancora difficili da scardinare. Da sempre riteniamo che rispettare la centralità della persona significhi costruire un percorso diretto al soddisfacimento dei suoi bisogni, diversamente si rimane nell’alveo puramente decorativo dell’oratoria politica e si corre il rischio di staccarsi troppo dalla realtà accompagnando scelte politiche per noi errate. Quindi, per andare a chiudere: credo sia importante sottolineare che se le aziende vogliono considerare l’assunzione di un disabile quale quid pluris per l’azienda stessa sia chiaro che debbono mettersi nelle condizioni di tutelare appieno la persona disabile sotto tutti i punti di vista che riguardano la salute, la Sicurezza e quindi il benessere della persona disabile. Perche’, vedete, noi riteniamo da sempre che ogni programma politico che ha ad oggetto la persona dovrebbe comprendere tutte le dimensioni dello “stare bene” sia nel “dentro” che nel “fuori” il mondo del lavoro, luoghi tra i quali non può non esserci una forte interrelazione, perché l’essere umano ha diritto al benessere in ogni contesto in cui si svolge il suo vivere, che sia di vita privata o di relazione, in famiglia o nei luoghi di lavoro. Il benessere nel posto di lavoro deve potersi coniugare non solo alle evoluzioni delle politiche attive del lavoro ma alle evoluzioni delle politiche di welfare perche noi si posa avviare un percorso di costruzione di uno stato sociale degno di ogni essere umano, qualunque sia la sua condizione fisica e psichica, di età, di genere o di etnia, perche ogni essere umano ha diritto alla dignità sociale all’interno del contesto di riferimento. Solo con questa visione complessiva potremmo dire di aver donato alla nostra società ed ai nostri posti di lavoro quel quid pluris che è l’oggetto del nostro tema di oggi.