Oltre 4 mila precari che, a differenza di quanto promesso finora, non verranno stabilizzati mantenendo la ricerca nel limbo in cui continua a soggiacere da anni nel nostro Paese. E’ questa la situazione in cui si trovano i ricercatori e i tecnici del Cnr che da giorni sono in assemblea permanente – come riferiscono alla Uil Lazio il segretario Nazionale della Uil Rua Mario Ammendola e la coordinatrice Naizonale del CNR Rossella Lucà – per protestare contro la decisione univoca e inaspettata della presidente Maria Chiara Carrozza che ha comunicato a sorpresa di non voler procedere alla stabilizzazione dei precari, come invece previsto dalla legge Madia.
“Una situazione preoccupante – commenta il segretario della Uil Lazio, Alberto Civica – cui il sindacato non può sottrarsi. Si tratta della vita di migliaia di lavoratori e, contemporaneamente, di una delle eccellenze del nostro Paese che non può continuare ad essere umiliata e boicottata ulteriormente. Non è un caso se poi i nostri migliori talenti vanno all’estero per ottenere il riconoscimento che l’Italia non riesce a garantire”. Alla ricerca infatti l’Italia destina un misero 1,31% del Pil, contro ad esempio il 4% dei Paesi nordici o il 3,11% della Germania, rimanendo così al di sotto della media europea (2,25%). Per non parlare della situazione regionale che vede il Lazio diminuire del 2,7% le risorse destinate al settore mentre di contro in Lombardia la ricerca conquista un più 34% e in Emilia Romagna un più 24%. “Anche il dato sui contratti che risultano in aumento è in realtà parziale – prosegue Civica – perché a crescere sono quelli a tempo determinato, a discapito dell’indeterminato. Contratti che spesso non arrivano a 12 mila euro annui”. Un divario retributivo enorme che fa sì che i nostri scienziati siano tra i meno pagati del mondo occidentale, favorendo quindi l’esodo delle nostre menti migliori.
“D’altronde – continua Civica – con stipendi del genere e contratti precari come si può pensare di agevolare la ricerca? E poi il Governo ci parla di famiglia e bonus natalità. Come si può pensare di mettere al mondo dei figli in queste condizioni? Prima di sponsorizzare anacronistiche politiche famigliari, bisognerebbe puntare realmente sul welfare. Quello reale. Non di facciata per un voto in più”. Al Cnr i 2800 ricercatori con assegni di ricerca percepiscono stipendi che vanno dai 1200 ai 1600 euro al mese. Sono più fortunati, si fa per dire, i 1200 tempi determinati che arrivano a 1800 euro mensili. “Per non parlare della situazione delle donne, che in questo settore rappresentano la maggioranza – prosegue il segretario generale della Uil Lazio – sottopagate, sottovalutate e con un carico famigliare e sociale non indifferente”. La Uil Lazio continuerà nei prossimi giorni ad essere presente con i propri segretari alle Assemblee dei ricercatori del Cnr e a sostenere convintamente le loro richieste.
