Se oltre l’81% dei contratti attivati lo scorso anno nel Lazio e’precario, ci sono dei settori in cui la precarietà e il lavoro a giornata sembrano essere una costante. Questo quanto emerge da un’inchiesta svolta dalla Uil Lazio in collaborazione con l’Eures in merito alla situazione del mondo del lavoro romano.

Non parliamo solo di agricoltura o, vista l’imminenza della stagione estiva, dei bagnini, costretti a turni massacranti con retribuzioni spesso a ore o giornaliere. Ma precario o ancora meglio stagionale e’ tutto il mondo della cultura e dello spettacolo, quel mondo che a Roma rappresenta l’ indotto più importante dopo il turismo. Altro settore quest’ultimo dove la stagionalità è quasi la norma. Basti pensare alle attività di ristorazione dove il contratto spesso è solo per il week end. Ma a sorpresa, non sono i lavoratori di questo  settore i precari per eccellenza, quanto quelli del mondo dell’informazione e della comunicazione intesa  soprattutto come produzione cinematografica, video e di programmi televisivi e registrazioni musicali che a Roma conta circa 16 mila addetti. Lavoratori che, nonostante le riconosciute qualifiche professionali, sono spesso precari da quarant’anni e non riescono ad andare in pensione perché guadagnerebbero meno di mille euro al mese. E’ il caso ad esempio di Maurizio, baritono del teatro dell’Opera dove lavora da 27 anni.

“Il mio primo versamento risale al 1983 –  racconta alla UIL Lazio – guadagno 80 euro al giorno ma spesso i contratti sono di una settimana. A volte riusciamo ad avere contratti mensili, ma mai oltre i quattro mesi. E con spese di eventuali spostamenti e pernotti a nostro carico. Ciò comporta che a volte sia stato costretto a rinunciare ad importanti opportunità perché non ce la farei con le spese”. Situazione analoga quella di Angelo, generico del cinema dai tempi di Totò, ci tiene a precisare. Angelo ha 74 anni, una vita spesa nel mondo della celluloide ma senza ancora la possibilità di una pensione decente. “Perché- spiega al sindacato – i contributi delle varie casse pensionistiche purtroppo non si sommano e abbiamo tanti pezzetti di versamenti che non riusciamo a riunire. Guadagniamo sette, otto euro l’ora lorde con un sistema che anche in questo settore è di tipo caporalistico. Un po’ come l’edilizia o l’agricoltura. Solo che non viene utilizzato il furgoncino per trasportare le persone ma il computer. E’ un caporalato più evoluto”. Accuse pesanti che Angelo e i colleghi non esitano a portare in piazza, come avvenuto qualche giorno fa a Roma, dove i precari del cinema hanno protestato contro un sistema poco tutelante e spesso ignorato dalle politiche sul lavoro.

“Eppure – dicono – senza di noi non esisterebbe lo spettacolo. Non solo perché siamo necessari per rendere realistica la scena accanto agli attori, ma anche perché la nostra presenza permette il mantenimento di altre figure professionali, come costumisti, parrucchieri, truccatori”. E se la loro paga giornaliera non può definirsi povera perché varia dai 90 ai 186 euro lordi a seconda del ruolo, povera è però la retribuzione calcolata su base annuale. Basti pensare che spesso non arrivano agli 8 mila euro con tutte le conseguenze del caso. “Non sono solo lavoratori poveri ma anche futuri pensionati al limite della sopravvivenza- commenta il segretario generale della Uil Lazio Alberto Civica – il nostro sistema e’ contributivo, di conseguenza versamenti esigui significa pensioni da fame. E poiché parliamo solo a Roma di circa 30 mila persone in queste condizioni, il problema non è certo marginale e necessita di interventi politici seri che tutelino realmente i lavoratori”.

E invece il numero degli stagionali romani è aumentato del 70% negli ultimi cinque anni ed è di undici volte superiore rispetto al 2012. Un incremento cui non corrisponde una crescita della retribuzione che si attesta mediamente sui 7.112 euro annui, pari a una media di 71 giornate lavorative. Dati che crollano ulteriormente se riferiti ai giovanissimi. Gli under 25 infatti arrivano a percepire poco più di 2.500 euro, contro i 10.952 della fascia 45-54 anni. “Stipendi che non si possono certo definire tali – continua Civica – e che non garantiscono una dignità al lavoratore, ne’ ovviamente la possibilità di sussistenza. Forse è di questo che il Governo dovrebbe occuparsi più che dell’immagine della premier o di sbandierare presunti provvedimenti anti povertà non ancora concordati con la grande distribuzione e quindi i diretti interessati”.