Quasi 400 sportelli bancari in meno e 1570 posti di lavoro persi dal 2018 al 2022. Questa la situazione delle banche nel Lazio dove il numero di comuni serviti è diminuito del 17,6%, passando da 233 a 192 (-41). Nello stesso periodo sono state chiuse 399 filiali (-18,7%), passando da 2.132 a 1.733. Percentuali in discesa anche per l’occupazione, che registra un calo del 6,2%, passando da 25.200 nel 2018 a 23.630 nel 2022.
Questi alcuni dati elaborati dalla Uilca in occasione della campagna “Chiusura filiali? No, grazie”, contro il fenomeno della desertificazione bancaria che ha prodotto la perdita di oltre 14 mila posti di lavoro a livello nazionale e la chiusura di 4423 sportelli. Ovvero una contrazione di circa il 10% dei comuni serviti in Italia (passati in quattro anni da 5.368 a 4.785) e un meno 17,4% degli sportelli. Percentuale che sale al 18,4% nella sola città di Roma dove gli sportelli sono passati da 1.567 nel 2018 a 1.275 nel 2022 (-292). Con conseguente calo del numero dei dipendenti che in cinque anni sono diminuiti del 5,8%, ovvero 1.250 in meno.
“Una situazione insostenibile – commenta il segretario generale della UIL Lazio, Alberto Civica – perché sta causando una serie di problemi non indifferenti. Innanzitutto una forte perdita di posti di lavoro che in una regione e in un Paese non proprio caratterizzati da buona occupazione significa ulteriore lavoro stabile in meno e quindi potenzialmente un incremento di quello precario. Ma questa desertificazione rappresenta anche un problema sociale. La banca, soprattutto nei piccoli centri, e’ un punto di riferimento per i residenti e privare i comuni di questo punto fermo significa costringere le persone a recarsi altrove, anche per un semplice prelievo con tutti i problemi che ne conseguono. Pensiamo agli anziani ad esempio che devono attendere la disponibilità di un figlio o di un parente che li possa accompagnare a prelevare dei soldi dal proprio conto corrente”.
Non è un caso infatti che dai risultati parziali del sondaggio effettuato dalla Uilca su un campione di 1.400 persone nel corso della campagna di sensibilizzazione, nove intervistati su dieci abbiano espresso insoddisfazione e sei su dieci (60% degli intervistati) abbia dichiarato di recarsi in una sede bancaria “almeno una volta al mese” e oltre il 70% abbia confessato di aver avvertito “molto” la riduzione degli sportelli bancari e la percezione dell’abbandono dei territori.
Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’assemblea annuale di Federcasse lo scorso luglio, si è espresso in merito dicendo che le casse rurali, presenti sui territori, sono state “strumento di inclusione nello Stato unitario e hanno contribuito alla integrazione della società, allo sviluppo di territori, della vita delle famiglie, rappresentando un fondamentale momento di sostegno allo sviluppo dell’Italia quale oggi la conosciamo”.
Basti pensare che nel solo centro Italia ci sono stati 1.040 sportelli in meno, pari a un calo del 19,4%. Quasi novanta comuni sono rimasti senza sportelli bancari (11,5%), e 7.130 dipendenti senza lavoro. “Con la campagna Chiusura filiali? No, grazie stiamo girando l’Italia e abbiamo l’opportunità di confrontarci con tante realtà diverse. Questo ci aiuta a comprendere meglio come il fenomeno della desertificazione bancaria viene vissuto dalle comunità e dalle persone” – commenta il segretario generale Uilca Fulvio Furlan – “Purtroppo, devo dire, i risultati di questa prima parte ci stanno dando ragione: la chiusura degli sportelli bancari nei piccoli centri produce molta insoddisfazione e viene vissuta come un abbandono”.
I motivi sono molteplici ma, secondo la Uilca, due sono i fattori che impattano maggiormente: aggregazioni bancarie e digitalizzazione. Le prime, secondo il sindacato, devono avere una logica industriale ed essere a sostegno di territori, imprese e famiglie. Servono piani industriali con logiche di medio e lungo periodo e non solo taglio di costi, riduzione di sportelli e chiusura sportelli. Quanto alla digitalizzazione, in Italia, del 2018 al 2022, l’utilizzo dell’internet banking è aumentato progressivamente passando dal 33,8% al 48,3%, per una variazione del 14,5% rispetto all’8% dell’Europa. Da un’analisi del Centro Studi Uilca Orietta Guerra si evince che le innovazioni tecnologiche, quando supportate da corrette politiche commerciali, ridisegnano le abitudini economiche delle imprese e dei consumatori. Per il segretario generale Uilca, Fulvio Furlan, “la digitalizzazione può comportare ricadute positive in termini occupazionali anche nel settore del credito, ma solo se si evita un’ottica miope che guarda al semplice taglio del costo del lavoro”.