Sono stati 63 i decessi causati da contagio covid sul lavoro a Roma e provincia. Un numero che pone il territorio della Capitale in seconda posizione in questa luttuosa classifica, dopo Napoli (65 morti) e prima di Milano, che ha registrate 53. Allargando per un attimo lo sguardo ai confini regionali, il Lazio con 87 morti occupa la terza posizione, dopo Lombardia (199) e Campania (108). E’ quanto emerge dal focus che la Uil del Lazio ha realizzato elaborando i dati delle denunce di infortunio covid presentate all’Inail da inizio pandemia al 31 dicembre 2021. Due anni di emergenza sanitaria nei quali circa tredicimila (12934) tra uomini e donne hanno contratto il virus lavorando: nel sessanta per cento dei casi il contagio ha interessato le lavoratrici (7765), nel 40 per cento i lavoratori (5169). Con 10351 la maggior parte delle infezioni si è registrata nella Capitale e nella sua provincia, seguono poi le altre province: Latina 897, Frosinone 871, Viterbo 490 e infine Rieti con 325 contagi.

La fascia di età più esposta è stata quella tra i 50 e i 64 anni con 5136 casi covid, pari al 39,7 per cento. La meno colpita quella degli over 64, con 269 infezioni, pari al 2,1 per cento. Tra le professionalità che hanno contratto il virus spiccano gli infermieri, i fisioterapisti, i tecnici sanitari di radiologia, i medici, i primari, gli anestesisti e i rianimatori. Seguono conducenti di ambulanze, operatori sociosanitari, portantini, barellieri, collaboratori scolastici, personale del servizio di pulizia, operatori dei servizi di sicurezza. Complessivamente il 69,8 per cento delle denunce laziali si è concentrato nel 2020, il 30,2 nel 2021. Mentre degli 87 decessi, 47 si sono verificati nel 2020, 40 lo scorso anno 2021. Che i vaccini abbiano arginato la pandemia è evidente. E la prova viene anche dal confronto della Uil sull’incidenza degli infortuni covid rispetto al totale degli infortuni denunciati nel Paese all’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro: uno su quattro nel 2020, uno su 13 nel 2021.

La tutela infortunistica dell’Inail non contempla tutti i lavoratori e le lavoratrici, basti pensare alle forze dell’ordine, ai medici di famiglia oppure ai medici liberi professionisti o ai commercianti titolari di ditte o società senza dipendenti. Ma da questa elaborazione emerge quanto sia stato rischioso lavorare e quanto la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sia un capitolo che deve essere costantemente aggiornato. I dati Uilm delle denunce di infortunio sul lavoro dello scorso anno sono chiari: 555236 infortuni in tutto il Paese, 896 in più rispetto al 2020. Nel Lazio hanno sfiorato le 37mila unità (36906), 1322 in più del 2020, quando le denunce erano state 35584. In crescita le malattie professionali, 672 in più da un anno all’altro, nel 2020 il calcolatore si era fermato a 3122. “Ma aumentano anche le morti sul lavoro: 95 nel 2020, 106 nell’anno da poco concluso, 74 solo a Roma e provincia – afferma Alberto Civica, Segretario generale della Uil del Lazio – Stiamo assistendo a una ripresa economica che viene scritta col sangue dai lavoratori e dalle lavoratrici. Esiste un problema di formazione, di rispetto delle norme che deve essere affrontato attraverso la contrattazione nell’organizzazione del lavoro. Solo così si potrà dar vita a una nuova cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.