Primo Maggio in tenda. Un obbligo ricordare le zone del cratere

Un Primo Maggio in tenda. Quella allestita a Cittareale in provincia di Rieti per lanciare un messaggio alla Regione e al Governo affinché si possa attivare realmente quella ricostruzione post sisma che gli abitanti delle zone del cratere attendono da circa tre anni ormai. Una celebrazione della Festa del Lavoro nel luogo dove il lavoro stenta a ripartire, così come la cosiddetta vita normale. È qui che Cgil Cisl Uil regionali hanno deciso di dare il via ieri mattina alle celebrazioni del Primo Maggio, insieme alla chiesa reatina che ha avuto un ruolo di primo piano nel post terremoto.

“Già a settembre 2016, un mese dopo la tragedia che ha colpito il centro Italia, avevamo denunciato sia il pericolo ritardo nella ricostruzione – ha commentato il segretario della Uil Rieti, Alberto Paolucci – sia la drammatica situazione della viabilità reatina, con una sola strada che conduce ad Amatrice. A distanza di circa tre anni, purtroppo, poco è cambiato. La Regione è intervenuta adempiendo gli atti amministrativi necessari, ma nessuna legge nazionale ci ha evitato ritardi e lentezze burocratiche. Ancora oggi sono da aggiudicare la maggior parte delle gare per la ricostruzione dell’ospedale, del centro di formazione, dell’Auditorium. E i collegamenti rimangono estremamente precari. Solo qualche mese fa, la Regione ha annunciato l’acquisto di treni bimodali per collegare Rieti alla Capitale. Atto fondamentale per un territorio che all’isolamento geografico ha sommato quello causato dal terremoto e la carenza cronica di infrastrutture”. E il problema delle infrastrutture, insieme alla forte precarietà del lavoro giovanile che caratterizza l’intera area, rappresentano le priorità anche per il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica, che si è soffermato sulla sospensione che sembra aleggiare in questa zona.

“È una sospensione che non ha nulla di poetico – ha commentato Civica – ma rivela la mancanza di concretezza, di progettualità con cui purtroppo convivono i reatini. La disoccupazione giovanile qui, come nel frusinate, è elevatissima, soprattutto nella fascia 25-34 anni. Quella in cui si potrebbe metter su famiglia e programmare il proprio futuro. E invece molti giovani hanno abbandonato il territorio cercando un futuro migliore altrove. Come sindacati, avevamo chiesto sin dal 2016 che le aziende, le maestranze locali fossero coinvolte nella ricostruzione, in modo da non lasciar perire l’economia del posto. E invece ad oggi le ditte sono tutte esterne. È così che si cerca di supportare il territorio? Il nostro augurio oggi è che le celebrazioni nazionali del prossimo Primo Maggio si possano svolgere in questi stessi luoghi, ma in un contesto diverso, rinato. In un territorio in grado di mostrare finalmente la concretezza e la vitalità che lo caratterizza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *