mercoledì, ottobre 18

Lavoratori con Partita IVA

DEFINIZIONE TIPOLOGIA CONTRATTUALE

L’attività del collaboratore autonomo con partita IVA trova il proprio fondamento giuridico nel contratto d’opera definito dall’art. 2222 del codice civile: è lavoratore autonomo chi compie un’opera o un servizio richiesto da un committente con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Il prestatore d’opera svolge la propria attività lavorativa in modo completamente autonomo, senza alcuna continuità nella esecuzione della prestazione, senza alcun coordinamento con l’attività del committente e senza alcun inserimento funzionale nell’organizzazione aziendale.

La prestazione d’opera, pertanto, si caratterizza per:

  • assenza di vincoli di orario;
  • libertà nelle scelte delle modalità tecniche di esecuzione del lavoro da parte del lavoratore;
  • raggiungimento di un risultato;
  • compenso determinato in funzione delle opere eseguite e del servizio reso e privo quindi del carattere della periodicità;
  • assunzione del rischio economico da parte del prestatore di lavoro;
  • unicità e saltuarietà della prestazione: il lavoratore riceve un unico incarico, anche se l’assolvimento del medesimo richiede il compimento di una serie di atti in un certo arco temporale.

Una volta definita la consulenza o prestazione d’opera, sebbene non sia obbligatoria la forma scritta, generalmente si procede alla compilazione di un contratto di prestazione d’opera scritto e firmato dalle parti.

In caso di tardivo pagamento è possibile per il lavoratore il ricorso alle vie legali che seguono la procedura di una normale causa civile.

ASPETTI FISCALI

Dal momento in cui si apre la partita IVA, per ogni prestazione effettuata occorre emettere fattura che, oltre al compenso pattuito, deve recare l’indicazione della rivalsa IVA e della ritenuta d’acconto IRPEF.

I redditi dei lavoratori con partita IVA sono classificati come redditi di lavoro autonomo e sono tassati in sede di dichiarazione dei redditi secondo il principio di acconto e saldo, applicando le aliquote progressive vigenti per scaglioni di reddito.

Il titolare di partita IVA, inoltre, è obbligato alla registrazione delle fatture su appositi registri, alla liquidazione trimestrale e/o mensile dell’IVA, nonché alla relativa liquidazione annuale.

ASPETTI PREVIDENZIALI

Il collaboratore autonomo con partita IVA è obbligato ad iscriversi alla Gestione Separata INPS, salvo che eserciti un’attività che preveda l’iscrizione ad un albo o ad un ordine provvisto di cassa previdenziale specifica.

E’ prevista però una riduzione dell’aliquota dovuta per i titolari di pensione e per i soggetti assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria.

La contribuzione è a totale carico del lavoratore con partita IVA, che però ha la possibilità di addebitare nella fattura il 4% del compenso lordo a titolo di rivalsa previdenziale.

Per particolari soggetti è anche possibile aprire la partita IVA usufruendo del cosiddetto “regime dei minimi” a patto che vengano rispettati alcuni requisiti.

NOVITA’ DELLA RIFORMA FORNERO IN MATERIA DI PARTITA IVA

Le prestazioni svolte tramite Partita Iva sono considerate , salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno 2 dei seguenti presupposti (si applicheranno ai rapporti instaurati successivamente al 18 luglio 2012, mentre per i rapporti in corso a tale data le disposizioni si applicheranno a partire dal 18 luglio 2013):

Le presunzione si applica in caso di:

  1. collaborazione superiore agli 8 mesi annui (minimo 241 gg annui anche non consecutivi) nell’arco di 2 anni consecutivi.
  2. compenso derivante dalla collaborazione costituisce più dell’80% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di 2 anni solari consecutivi (devono intendersi solo quelli percepiti in costanza di lavoro autonomo e non quelli percepiti in costanza di subordinazione o di lavoro occasionale accessorio o di altra natura).
  3. collaboratore dispone di una postazione fissa presso una delle sedi del committente.

Tali requisiti non operano se la prestazione è:

  1. svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 18.663 euro annui (importo lordo) per il 2012 (dunque un reddito netto di poco superiore ai 1.100 euro mensili);
  2. svolta nell’esercizio di attività professionali intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
  3. sia connotata da competenze teoriche di grado elevato (acquisite attraverso significativi percorsi formativi) o capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio dell’attività.

La circolare del Ministero del Lavoro n. 32 del 2012 “ritiene che il grado elevato delle competenze e le rilevanti esperienze che conferiscono professionalità al collaboratore” possono essere comprovate attraverso:

  • possesso di un titolo rilasciato al termine del secondo ciclo del sistema educativo (licei e istruzione e formazione professionale);
  • il possesso di un titolo universitario;
  • il possesso di qualifiche o diplomi conseguiti al termine di una qualsiasi tipologia di apprendistato;
  • lo svolgimento dell’attività autonoma in questione, in via esclusiva o prevalente sotto il profilo reddituale, da almeno 10 anni;
  • qualifica o specializzazione attribuita da un datore di lavoro in forza di un rapporto di lavoro subordinato posseduta da almeno 10 anni.

In ogni caso, precisa il Ministero, i certificati, i diplomi o i titoli devono evidentemente essere pertinenti alla attività svolta dal collaboratore.

Appare evidente che, con l’introduzione delle attività di formazione in elenco (ivi compreso il diploma), la circolare del Ministero restringe notevolmente i casi in cui la presunzione opera, aumentando i casi di esclusione dalla normativa. Si pone quindi l’accento sul requisito reddituale: sottoposti a controllo sono i collaboratori a partita Iva che non superano il reddito di 18.663 euro, uno dei due requisiti necessari per l’esclusione.

Quando opera la presunzione in base alla presenza dei 2 requisiti su 3, è il committente a dover fornire la prova contraria della genuinità della prestazione autonoma non coordinata.

In caso di mancanza della prova da parte del datore di lavoro, l’organo ispettivo deve procedere al disconoscimento del relativo contratto d’opera, riconducendolo alla fattispecie della collaborazione coordinata e continuativa o, in assenza del progetto, a quella del lavoro di tipo subordinato a tempo indeterminato.