venerdì, dicembre 15

Collaboratori a progetto (CO.CO.PRO)

Il contratto di collaborazione a progetto è stato introdotto dal d.lgs. n. 276/2003 ( art.61-69) al fine di sostituire nel settore privato la collaborazione coordinata e continuativa ed è caratterizzato essenzialmente da due aspetti:

riconducibile a uno o più progetti specifici determinati dal committente;
gestito autonomamente dal collaboratore senza vincolo di subordinazione.
La Riforma Fornero (Legge 92/2012) ha apportato delle importanti novità il cui obiettivo è stato quello di limitare utilizzo improprio di questa tipologia, prevedendo disincentivi sia normativi che contributivi:

A) necessità di definire e circoscrivere in modo specifico l’oggetto del nuovo contratto a progetto, in modo da permettere l’individuazione del suo contenuto e del risultato finale che si intende conseguire).
B) progetto non può coincidere con una generica riproposizione dell’oggetto sociale della ditta committente e non può comportare lo svolgimento di attività meramente esecutive (caratterizzate dalla mera attuazione di quanto impartito dal committente, senza alcun margine di autonomia da parte del collaboratore) e ripetitive (attività elementari tali da non richiedere specifiche indicazioni di carattere operativo fornite dal committente).

Il Ministero del Lavoro (circolare dicembre 2012) ha indicato quelle attività difficilmente inquadrabili nell’ambito di un genuino rapporto di collaborazione a progetto:

    • addetti alla distribuzione di bollette, giornali, riviste o elenchi telefonici;
    • addetti alle Agenzie ippiche;
    • addetti alle pulizie;
    • autisti ed autotrasportatori;
    • babysitter e badanti;
    • baristi e camerieri;
    • commessi e addetti alle vendite;
    • custodi e portieri;
    • addetti call center inbound;
    • addetti alla somministrazione di cibi o bevande;
    • estetiste e parrucchieri;
    • facchini;
    • istruttori di autoscuola;
    • lettori di contatori;
    • magazzinieri;
    • manutentori;
    • qualifiche operaie edili;
    • piloti e assistenti di volo;
    • prestatori di manodopera nel settore agricolo;
    • addetti alle attività di segreteria e terminalisti.

Rispetto alle figure elencate, essendo difficilmente riconducibile la relativa attività ad un progetto specifico finalizzato ad un autonomo risultato obiettivamente verificabile, si procederà a ricondurre nell’alveo della subordinazione gli eventuali rapporti posti in essere, adattando i conseguenti provvedimenti, ovvero la costituzione di un rapporto di lavoro di natura subordinata ed a tempo indeterminato.

DECRETO DEL FARE: NOVITA’ SULLE RISOLUZIONI CONSENSUALI E DIMISSIONI

La procedura di convalida delle risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro e delle dimissioni è stata estesa anche alle lavoratrici e ai lavoratori a progetto.

L’efficacia di una risoluzione anticipata del rapporto di lavoro, per dimissione da parte del lavoratore o risoluzione consensuale, è condizionata a una procedura di convalida effettuata presso la D.T.L. (Direzione territoriale del lavoro) o il Centro per l’impiego territorialmente competenti, per evitare il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco”: se non viene seguita questa procedura il recesso è inefficace.
L’estensione della convalida delle dimissioni e della risoluzione consensuale riguarda anche il caso del rapporto della lavoratrice madre e del lavoratore padre, intervenute durante il periodo di gravidanza o entro i primi 3 anni di età del bambino o di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.

C) compenso stabilito deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito e non può essere inferiore ai minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva per lo svolgimento di mansioni equivalenti.
D) Il committente può recedere prima della scadenza del termine qualora emergano profili di inidoneità professionale del collaboratore, tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto (è stata eliminata la possibilità del preavviso da parte del committente)
Il collaboratore può recedere prima della scadenza del termine, con preavviso, solo dove tale facoltà sia prevista nel contratto individuale di lavoro (resta il recesso per giusta causa tanto da parte di entrambe le parti).
Se il contratto ha per oggetto un’attività di ricerca scientifica e questa viene ampliata per temi connessi o prorogata nel tempo, il progetto prosegue automaticamente.
E) Quale ultimo strumento di disincentivo all’utilizzo delle collaborazioni a progetto, la Riforma ha incrementato le aliquote contributive per la Gestione Separata INPS, che arriveranno nel 2018 al 33% (1/3 è a carico del professionista, i restanti 2/3 sono a carico del datore di lavoro) (nel 2015 30,72%).

CONVERSIONE CONTRATTO PROGETTO

La riforma Fornero ha introdotto anche il sistema delle presunzioni: i rapporti di collaborazione instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto (o indicato genericamente) sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, per cui il legislatore non ammette la prova contraria da parte del datore di lavoro (PRESUNZIONE ASSOLUTA).

Mentre nel caso in cui l’attività del collaboratore viene svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti del committente, salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto (PRESUNZIONE RELATIVA).

In questo secondo caso l’identità deve riguardare le modalità operative con cui vengono svolte le mansioni, non le attività stesse (orario di lavoro, sottoposizione al potere direttivo del datore di lavoro, assenza di autonomia nello svolgimento delle prestazioni), per cui sulla base di questi elementi opererà la conversione del progetto in contratto a tempo indeterminato.

Comunque la giurisprudenza ha individuato una gerarchia di indici per equiparare i rapporti di lavoro a progetto al lavoro subordinato:

Indici principali:

  • assoggettamento potenziale al potere direttivo ;
  • esistenza di un potere disciplinare , di controllo e di vigilanza.

Indici sussidiari:

  • esistenza di un orario di lavoro rigido/autorizzazione alle ferie e permessi;
  • inserimento del lavoratore nell’organizzazione produttiva del datore di lavoro;
  • servizio prestato a favore di un solo datore di lavoro;
  • modalità di corresponsione del compenso;
  • assenza di rischio;
  • continuità.

Nel caso in cui il lavoratore a progetto dovesse ravvisare questi indici rispetto alla propria attività lavorativa e dunque voglia contestare la genuinità del contratto, l’impugnazione dello stesso deve avvenire entro 60 giorni dalla data di cessazione del rapporto, con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore.

DEROGA AL DLGS 276/2003

Con il comma 7, art. 24 bis del D.L. n. 83/2012,  Il Legislatore ha previsto una specifica deroga per il settore dei call-center outbound (sia per le attività di vendita di beni, sia per le attività di servizi) per cui gli elementi succitati non sono necessari e richiesti: l’esclusione è disposta alla condizione che il contratto di collaborazione preveda la corresponsione del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento, che viene dunque ad assumere, nella sostanza, una funzione “autorizzatoria” del ricorso a questa tipologia contrattuale, a prescindere dal requisito della predisposizione di un progetto specifico.

COLLABORAZIONE A PROGETTO NEI CALL CENTER OUTBOUND

Le attività outbound sono quelle rese “nell’ambito delle quali il compito assegnato al collaboratore è quello di rendersi attivo nel contattare, per un arco di tempo predeterminato, l’utenza di un prodotto o servizio riconducibile ad un singolo committente”. Ciò a differenza di quanto avviene nell’inbound, in cui “l’operatore non gestisce (…) la propria attività, né può in alcun modo pianificarla giacché la stessa consiste prevalentemente nel rispondere alle chiamate dell’utenza, limitandosi a mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie psicofisiche per un dato periodo di tempo”.
Ne consegue che il collaboratore può essere considerato autonomo a condizione che possa “unilateralmente e discrezionalmente determinare, senza necessità di preventiva autorizzazione o successiva giustificazione, la quantità di prestazione da eseguire e la collocazione temporale della stessa”.

DIRITTI DEL COLLABORATORE A PROGETTO

Il contratto deve prevedere le misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto: i contributi versati all’INAIL per 1/3 è a carico del collaboratore e per 2/3 a carico del committente).

In caso di infortunio o malattia professionale è riconosciuta I’indennità di inabilità temporanea ai lavoratori parasubordinati pari al 60% per i primi 90 giorni e 75% per i successivi.

La lavoratrice parasubordinata ha diritto all’indennità di maternità (se risultano almeno 3 mensilità di accredito contributivo nei 12 mesi che precedono del periodo indennizzabile, pari all’80% del reddito medio giornaliero moltiplicato per tutte le giornate comprese nel periodo indennizzabile) e al congedo parentale (per un periodo di 3 mesi entro il 1° anno di vita del figlio , indennità pari al 30% del reddito giornaliero prodotto nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità).

L’indennità di malattia spetta ai lavoratori a progetto e alle categorie assimilate non titolari di altre forme previdenziali obbligatorie per eventi morbosi superiori ai 4 gg. (massimo 61 giorni l’anno solare).

INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE RICONOSCIUTA AI COLLABORATORI A PROGETTO

In via sperimentale per il 2015, per eventi di disoccupazione dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, è riconosciuta ai collaboratori coordinati e a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, una indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL).

La DIS-COLL è riconosciuta ai soggetti che presentino i seguenti requisiti:

a) siano, al momento della domanda, in stato di disoccupazione;
b) possano far valere almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento;
c) possano far valere, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, un mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad un mese e che abbia dato luogo a un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione.

La DIS-COLL è pari al 75% del reddito nei casi in cui il reddito mensile sia pari o inferiore nel 2015 all’importo di 1195 euro mensili.
Nei casi in cui il reddito medio mensile sia superiore al predetto importo l’indennità è pari al 75% del predetto importo incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra il reddito medio mensile e il predetto importo.
L’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo massimo mensile di euro 1300 nel 2015 e a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione l’indennità è ridotta progressivamente nella misura del 3% al mese.
La DIS-COLL è corrisposta mensilmente per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo che va dal 1 gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione del lavoro al predetto evento.
La DIS-COLL è presentata all’INPS in via telematica, entro il termine di decadenza di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro e spetta a decorrere dall’8° giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro o, qualora la domanda sia presentata successivamente a tale data, dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

 

Il Job Acts a far data dal 1° gennaio 2016 ha specificato che si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato ai rapporti di collaborazione, ad eccezione di quelle per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo.

Questa previsiopne normativa non troverà applicazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni fino al 1° gennaio 2017: rimarranno dunque escluse le co.co.co.