venerdì, dicembre 15

Stop alla violenza sulle donne. Ecco i numeri di una cultura che tollera ancora il sopruso

di Laura Latini, segretaria regionale 

Prima i numeri. Più di cento. Sì, sono più di cento le donne che ogni anno in Italia vengono uccise da uomini che credono e sostengono di amarle. Il dato dello scorso anno è raccapricciante: nel 2016 ci sono stati 120 femminicidi. Ma se allunghiamo lo sguardo agli ultimi dieci anni possiamo tranquillamente parlare di strage, non a caso le donne uccise sono state 1740. E che degli innumerevoli stupri? Forse uno dei crimini più atroci contro la persona, a prescindere dal sesso, che lascia segni indelebili sul corpo e nell’anima. La scorsa estate ha segnato un susseguirsi di cronache violente: da Firenze a Lecce, da Rimini a Foggia: una insopportabile escalation di soprusi, che ha spinto il Presidente del Senato Piero Grasso – dopo la morte di Nicolina, la quindicenne di Foggia uccisa dall’ex compagno della madre, a chiedere scusa a nome di tutti gli uomini:

“Scusateci tutte, è colpa nostra, è colpa degli uomini, non abbiamo ancora imparato che siamo noi uomini a dover evitare questo problema, a dover sempre rispettarvi, a dover sradicare quel diffuso sentire che vi costringe a stare attente a come vestite, a non poter tornare a casa da sole la sera. E’ un problema che parte dagli uomini e solo noi uomini possiamo porvi rimedio – ha detto Grasso – Tutto ciò che limita una donna nella sua identità e libertà è una violenza di genere. Non esistono giustificazioni, non esistono attenuanti, soprattutto non esistono eccezioni. Finché tutto questo verrà considerato un problema delle donne non c’è speranza”.

Già la speranza. Non se ne vede in questo momento. Non ce n’è. Le donne si sentono abbandonate e sole con i traumi che sono state costrette e che sono tuttora costrette a subire per mano vile. Le donne sono sole davanti a una società che giudica, che tollera, che accetta l’insopportabile commento del ‘se l’è andata a cercare’, che ride sotto i baffi.

Tutti benpensanti e tutti troppo distanti ancora da quella che ormai è un’emergenza. Un’emergenza che non è in alcun modo giustificabile da abiti attraenti o succinti. Ma andiamo avanti. Quotidianamente le donne fanno i conti anche con la subdola persecuzione, con lo stalking. Per l’Istat sono circa 3milioni e mezzo quelle che nel corso della vita hanno subito atti persecutori o dall’ex compagno o da uno sconosciuto. Il dato diventa ancor più imponente se rapportato anche agli altri Paesi: sette milioni le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale. E che dire delle tante violenze quotidiane, quelle che spesso restano ai margini della cronaca, perché subdole, perché sotterranee, perché confinate all’interno di uno steccato familiare non sempre accessibile dall’esterno e per questo non vengono denunciate?

E’ un intero sistema che deve cambiare, un sistema in cui ha troppo spazio ancora una sottocultura dal retrogusto medievale. C’è necessità di una risposta collettiva, l’indignazione non basta più. Servono strumenti di freno, serve individuare i soggetti pericolosi e metterli nella condizione di non nuocere, serve scongiurare la depenalizzazione dello stalking, serve la certezza della pena e servono presidi sul territorio, serve “controllo” del territorio. Occorre agire concretamente per spezzare questa spirale di violenze e soprusi. Perché – se qualcuno non lo ha ancora percepito – siamo in piena emergenza.

 

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