Non è rosa l’imprenditoria di Roma

È la Capitale la città del Lazio con il più basso numero di donne imprenditrici, solo il 24,8% con un divario di genere superiore alla media regionale (50,4 punti). Viterbo e Frosinone, invece, le più rosa, con una quota pari rispettivamente al 30,9% e al 30,7% del totale e uno scarto rispetto alla percentuale maschile di 38,2 e 38,6punti. Questi alcuni dati elaborati dalla Uil di Roma e del Lazio, in collaborazione con l’Eures, relativamente alla rappresentanza femminile nel mondo del lavoro e dello studio nelle varie province del Lazio, in occasione dell’otto marzo. Tra il 2012 e il 2017 lo scarto di genere nella nostra regione si è ridotto di un solo punto percentuale, passando da 49 punti nel 2011 a 48 nel 2017.

“Un punto in cinque anni significa situazione pressoché identica e stazionaria – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – e ciò conferma purtroppo quanto poco si stia facendo per il lavoro, la parità e il welfare. Le donne continuano ad essere penalizzate spesso anche per il solo fatto di essere mamme. Non è un caso che oltre 30 mila donne italiane abbiano abbandonato il lavoro dopo la nascita di un figlio per l’impossibilità di conciliare le due cose. Le pari opportunità esistono solo sulla carta, non nella nostra realtà. E i dati purtroppo lo confermano. Ci auguriamo che il protocollo firmato il 1 marzo con la Regione possa invertire questa tendenza”. Sono simili infatti anche i numeri relativi al settore politico-amministrativo: tra gli amministratori comunali, la quota “rosa” si attesta al 28,2% con uno scarto di 43,6 punti rispetto alla percentuale maschile. Elevato anche il gap relativo all’imprenditoria giovanile, dove si raggiungono i 44,6 punti percentuali (72,3% la percentuale di uomini e 27,7% la quota femminile). Consistenti, anche se più contenuti, i differenziali relativi alla percentuale di dirigenti degli enti locali (64,5% di uomini contro il 35,5% di donne con un gap di 29,0 punti percentuali) e alla quota di eletti in parlamento (69,5% di uomini contro il 30,5% di donne con uno scarto di 39,9 punti percentuali).  Anche l’approfondimento relativo alla condizione economica evidenzia un forte divario di genere in termini occupazionali e reddituali, nonostante i dati MIUR e Almalaurea confermino migliori risultati per le donne in termini di scolarizzazione e risultati scolastici. Passando all’analisi dei dati, infatti, il tasso di occupazione femminile regionale si attesta al 51,8% contro il 68,2% di quello maschile, segnalando uno scarto di ben 16,4 punti percentuali, mentre in relazione alla disoccupazione si segnala un differenziale di 0,8 punti percentuali (10,8% il tasso maschile e 11,6% quello femminile).

A parità di mansione, cambia pure la condizione reddituale. I dati mostrano come la retribuzione giornaliera media di una donna differisca da quella di un uomo di circa 28 euro (100,3 euro per gli uomini contro 72,1 euro per le donne) e anche i dati relativi alle retribuzioni mensili dei laureati a 3 anni dal conseguimento del titolo evidenziano uno scarto di ben 259 euro (1.421 euro il guadagno medio degli uomini contro 1.162 euro per le donne). “Si continua a ripetere che bisogna agire al più presto e poi tutto rimane come prima – prosegue Civica – passata la ricorrenza o l’evento del giorno, i propositi rimangono tali e le donne continuano a fare i conti con difficoltà crescenti che divengono spesso solitudine. Basti pensare alle tantissime pensionate che non riescono ad arrivare a fine mese o ai ripetuti casi di molestie sui posti di lavoro. Solo agli sportelli mobbing e stalking della Uil lo scorso anno si sono rivolte più di mille lavoratrici per denunciare situazioni di abusi e mobbing sul posto di lavoro. La maggior parte di loro preferisce non sporgere denuncia per timore di essere licenziata o di non essere creduta dai familiari. E allora si cerca di sostenerle e, quando possibile, aiutarle ad essere trasferite in altre sedi. Ma è un compito che spetterebbe soprattutto alle istituzioni. Lavoro, welfare e sociale crediamo debbano essere le basi del nuovo governo. Altrimenti il Lazio e il Paese non riusciranno più a riprendersi”.

La forte segmentazione di genere che contraddistingue il mercato del lavoro si riflette conseguentemente anche nei trattamenti pensionistici. I dati INPS evidenziano come nel Lazio quasi il 90% degli assegni incassati dalle ex lavoratrici si attesti infatti sotto la soglia dei 1.000 euro. Di conseguenza, in media l’importo mensile di un assegno pensionistico per una donna è del 45% più basso di quello di un uomo (1.235 euro per gli uomini e 674 euro per le donne, con un gap di 561 euro). Il Lazio è anche la regione che presenta la più alta percentuale in Italia di donne che hanno subito qualche tipo di molestia sessuale: il 55,9% di donne asserisce di averle subite nel corso della vita (a livello nazionale è il 44%) mentre il 16,9% negli ultimi tre anni.

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